Truffe affitti brevi: la guida di Adiconsum Sardegna

Case vacanza e la trappola dell’«ultima foto»: come difendersi dai raggiri estivi

Cinque o sei fotografie di un appartamento da sogno: una terrazza panoramica con vista sul mare cristallino della Sardegna, la spiaggia a pochissimi passi, ambienti luminosi, climatizzati e un arredamento curato nei minimi dettagli. Poi, quasi nascosta in fondo alla galleria delle immagini, una foto apparentemente secondaria che ritrae quello che sembra uno scantinato o un locale seminterrato.

Il turista, attirato dal prezzo competitivo e convinto di aver trovato l’affare dell’estate, prenota senza esitare e magari percorre centinaia di chilometri, investendo risparmi e aspettative. Solo all’arrivo si scontra con l’amara realtà: l’alloggio che gli viene effettivamente assegnato è proprio quello buio e angusto raffigurato nell’ultima, trascurata fotografia.

È la cosiddetta “trappola dell’ultima foto”, una delle zone d’ombra più ricorrenti e insidiose nel mercato degli affitti brevi e delle case vacanza, un fenomeno che puntualmente si ripresenta con l’arrivo della stagione estiva a danno di viaggiatori e famiglie.

La parola d’ordine è precauzione

«Bisogna trovare il giusto equilibrio», spiega Giorgio Vargiu, presidente di Adiconsum Sardegna. «Se si ha troppa paura o un approccio eccessivamente diffidente si rischia di rinunciare a opportunità interessanti e a soggiorni legittimi. Al contrario, se si abbassa completamente la guardia, si spalancano le porte a truffe, raggiri e pesanti perdite economiche. La parola chiave in questi casi deve essere sempre e solo una: precauzione».

Secondo il presidente dell’associazione dei consumatori, il primo fondamentale scudo di difesa è di natura burocratica e digitale. «Occorre sempre, tassativamente, richiedere il codice CIN (Codice Identificativo Nazionale) della struttura ricettiva. Questo codice non è un semplice adempimento formale, ma la prova che dall’altra parte dello schermo c’è un soggetto censito, identificabile e fiscalmente rintracciabile, sia esso una persona fisica o una società. Se emergono problemi o difformità evidenti, l’identificazione certa del locatore è l’unico strumento che permette al cittadino di attivarsi legalmente per chiedere rimborsi, risarcimenti o altre forme di tutela. Non chiedere e non ottenere il codice CIN significa accettare l’ipotesi di acquistare un servizio nel mercato dell’illegalità e significa accettare tutti i rischi conseguenti: truffe, raggiri,  vacanza rovinata, oltre a favorire l’evasione fiscale e la concorrenza sleale».

L’impatto del decreto “Salva Casa” sulle locazioni turistiche

Un elemento di novità che sta modificando profondamente il panorama degli affitti estivi riguarda la natura stessa degli immobili proposti. Fino a qualche tempo fa, un locale interrato o uno scantinato privo dei requisiti minimi di aerazione e illuminazione non avrebbe mai potuto ottenere l’abitabilità, rendendo l’affitto automaticamente illegale.

«Oggi lo scenario è cambiato», evidenzia Vargiu. «A seguito delle modifiche introdotte dal cosiddetto decreto Salva Casa, la normativa è diventata più permissiva e alcuni locali che in passato non avrebbero mai potuto essere destinati a uso abitativo possono ora essere regolarizzati e, di conseguenza, affittati. Per questo motivo diventa ancora più urgente e importante verificare con estrema attenzione le caratteristiche reali dell’alloggio prima di procedere al pagamento».

La regolarizzazione edilizia, tuttavia, non deve essere confusa con il diritto di ingannare il cliente. «Se un host mostra cinque fotografie di una casa bellissima al piano terra o superiore, inducendo il consumatore a credere che quello sarà il suo alloggio, e poi consegna uno scantinato, siamo di fronte a una condotta illecita. Questa pratica configura una pubblicità ingannevole e un palese difetto di conformità del servizio rispetto a quanto promesso».

Quali sono i diritti del turista ingannato?

La normativa vigente tutela il consumatore nel caso in cui il servizio ricevuto non corrisponda agli standard pubblicizzati. Chi si ritrova in una sistemazione non conforme alle aspettative create dall’annuncio ha il diritto di attivarsi immediatamente.

Nello specifico, è possibile richiedere:

  • La restituzione totale o parziale delle somme già versate.
  • La risoluzione immediata del contratto per inadempimento.
  • Il risarcimento del danno, qualora ne ricorrano i presupposti legali.
  • La segnalazione della condotta scorretta all’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (AGCM).

«Se per motivi logistici il turista è costretto a rimanere comunque nell’alloggio, magari perché non trova alternative disponibili ad agosto, conserva intatto il diritto a rivalersi», precisa il presidente di Adiconsum Sardegna. «Se il servizio vale oggettivamente meno di quanto è stato pagato, si ha diritto a una congrua riduzione del prezzo. Inoltre, non va dimenticato che il danno da vacanza rovinata è un principio ampiamente riconosciuto dalla giurisprudenza, che i giudici considerano particolarmente rilevante sul piano del ristoro economico».

Annunci-esca e la “giungla” delle trattative private

Anche i grandi portali di prenotazione internazionali devono fare i conti con i tentativi di raggiro. Come conferma Massimo Cossu, responsabile Airbnb per la Sardegna, le minacce assumono spesso la forma di veri e propri annunci-esca. «Può accadere che vengano utilizzate immagini estremamente attraenti, panorami mozzafiato o foto di spiagge caraibiche che non hanno alcun legame reale con la posizione dell’alloggio, oppure che la reale distanza dal mare venga descritta in modo totalmente fuorviante».

Per minimizzare il rischio di brutte sorprese, gli esperti suggeriscono di incrociare i dati: leggere attentamente la cronologia di tutte le recensioni lasciate dagli ospiti precedenti, esaminare i dettagli delle foto e, soprattutto, utilizzare strumenti satellitari open-source come Google Maps e Street View per verificare la reale collocazione dell’edificio e il contesto circostante.

C’è poi un errore cruciale che i consumatori devono assolutamente evitare: accettare di abbandonare i canali ufficiali della piattaforma.

«Quando la prenotazione e la transazione economica avvengono interamente all’interno del portale, il pagamento resta tracciato e protetto», conclude Cossu. «Se il viaggiatore arriva sul posto e scopre che l’annuncio è falso o totalmente difforme, l’assistenza può intervenire tempestivamente, bloccando il denaro e aiutando il cliente a trovare una sistemazione alternativa di pari livello. Quando invece host e ospite decidono di accordarsi privatamente per risparmiare sulle commissioni, aggirando il sito, tutte le tutele decadono istantaneamente. Al di fuori delle regole di sistema si entra in una vera e propria giungla dove difendersi diventa straordinariamente difficile».

In conclusione, sebbene nessun algoritmo o filtro possa azzerare completamente il rischio di incappare in malintenzionati, l’adozione di un comportamento consapevole, verificare il CIN, analizzare le recensioni indipendenti su portali come Trustpilot o TripAdvisor e pretendere pagamenti tracciati, costituisce la barriera più efficace per evitare che le agognate vacanze estive si trasformino in una sgradita e costosa vertenza legale.

Hai riscontrato difformità nella tua casa vacanza o sei rimasto vittima di un annuncio ingannevole? Non subire il disservizio, tutela i tuoi diritti.

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